modello Dinosauri jiangbeiensis chungkingosaurus più PNSO Figura stegosaurs 20" grande 07159zhlo31887-Animali e dinosauri

PORSCHE 914/6 #2 maratona de la route 1970 1:43 MODEL 3699 Schuco Porsche 917 10 Can Am Mid Ohio 1973 n° 59 Brumos 1/18 Minichamps 155736559
PNSO chungkingosaurus jiangbeiensis Dinosauri modello più grande 20

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PORSCHE 928 S n.107 22th LM 1984 boutinaud-RENAULT-Guinand 1:43 SPARK s3408 mod.PORSCHE 934 24h Le Mans 1977 Bob Wollek Kremer Racing 1:18 Minichamps 155776458

Ricordo ancora che quando scrissi il mio primo blog – o post, non l’ho mai capito – ero a Roma, in una stanzetta sul Tevere in affitto a casa di un pittore.
S’intitolava “Solo un limone nel frigo”, che doveva essere anche il nome del blog, ma poi me lo bocciarono e divenne “Pop up”.
Non sapevo, all’epoca, che sarebbe stato un viaggio così lungo: era il gennaio del 2011. È stato davvero bellissimo, a tratti esilarante.
È stato prima che gli smartphone ci prendessero la mano e riducessero la nostra capacità d’interazione a like e cuori.
Oggi, ormai, non si commenta più niente. Al massimo ci si espone sugli argomenti caldi – il referendum, Sanremo, la violenza – mentre il resto è un lungo elenco di status che gira intorno al proprio ombelico: oggi ho bruciato la frittata, sto partendo per Madrid, la mia mamma compie gli anni, che caldo che fa: “comunicazione fàtica”, direbbero i semiologi, cioè solo per mantenere il contatto con gli altri.
Come quando chiedete al telefono “che tempo fa?” e voi siete a 300 chilometri di distanza. Il tempo è una scusa per parlare.
E questo blog, per me, è stata una splendida occasione per raccontarmi, per sfogarmi, per divertirmi, per espormi. E sono contento di scrivere queste ultime righe da una città a me cara, Taranto, bella e dimenticata, piena di luce, e lasciata andare a se stessa.
Vorrei che tutti vedeste le potenzialità del centro storico di questo luogo solo per farvi sognare immaginando cosa potrebbe diventare.
Di questa esperienza di scrittura ho ricordi bellissimi: post con più di 300 commenti, discussioni, amicizie, risate. C’è stato un periodo, qualche tempo fa, in cui questo Pop Up era un luogo di ritrovo.
Poi, come spesso succede per le compagnie, ci capiti ogni tanto, lo leggi ma non commenti, perché ormai commentare è troppo difficile.
Non abbiamo più nemmeno la pazienza di inserire un indirizzo e-mail che ci stufiamo. Ma nei momenti importanti ci ritroviamo tutti (guarda caso per le morti, come nella vita).

Ricordo quando scrissi in lacrime il post per Amy Winehouse, una sera d’estate, o quando fui inviato a Londra per raccontare il matrimonio di Will e Kate. Oppure la volta che dalla Cina, a Shanghai, scoprii che mi era vietato rispondere ai commenti.
Non potrò dimenticare l’unico post che ho dovuto cancellare per le minacce subite, quello sui tassisti romani.
Ho capito che ci sono argomenti tabù, che è meglio evitare: critiche ai cantanti, ad esempio – tutti – perché le ire dei fan sono tremende; critiche alle città, anche sensate, perché ti arrivano gli insulti peggiori (agli italiani puoi dire tutto ma non toccargli la mamma, la squadra di calcio o il campanile: sarebbero capaci di tutto); parlare di argomenti che toccano la pancia del Paese.
Per fortuna ho avuto dalla mia l’ironia, che è sempre una bella via d’uscita, ma mi rendo conto che si sta perdendo sempre più il gusto del dibattito delle idee, del confronto libero da pregiudizi, perché per me puoi ancora scrivere “spazzino” o “bidella” senza essere offensivo.
Invece no: è sempre caccia all’errore, alla sottolineatura dell’errore, al patibolo mediatico.
Per questo amo scrivere romanzi: lì sono finalmente libero, e sono felice, consapevole di tutti i rischi che questo comporta.
Per cui ringrazio tutti perché, grazie a questo blog, ho conosciuto amici e lettori bellissimi. Tornerò presto con un nuovo spazio, sempre qui. Al momento mi prendo una piccola pausa di riflessione. Sappiate che dal 1 di aprile questo blog sparirà, ma resteranno tracce sul web.

«Ogni tanto, se avrete nostalgia di me, cercate Pop Up e ricordatevi del caro, vecchio Liuc. Tanto torno. »
Porsche 934 Tebernum Racing No.gt 52 300km Nürburgring 1976 (Tim Dare )
PORSCHE 935 #75 DNF LM 1982 C. Haldi/R. Teran/F. Hesnault 1:43 MODEL s4429PORSCHE 935 K3 #48 LE MANS 1978 HALDI/MULLER/NICO SPARK S2013 1/43

Non credo ci sia giornata migliore, del 21 marzo, per festeggiare la poesia.
Una delle forme letterarie più complesse e misteriose, difficile per chi la compone, per chi la legge, per chi la studia, per chi la spiega.
La poesia è un grande mistero, è come un salto di Simon Biles alle Olimpiadi: dal disastro al capolavoro è un attimo.
I versi però sono pietre che si trasformano in rose, per chi ha occhi per guardarle.
Purtroppo chiedono tempo, pazienza e amore, e ormai abbiamo poco di tutto. Il tempo che la tecnologia ci ha fatto risparmiare lo spendiamo in tecnologia, a tal punto che sono pochissimi i momenti che dedichiamo a noi stessi.
La poesia ci insegna a rallentare, a fermarci, a riflettere, a spiegarci il mondo: la morte, le guerre, l’amore, la solitudine, la disperazione. “Non recidere forbice quel volto, solo nella memoria che si sfolla. Non far del grande suo viso in ascolto la mia nebbia di sempre”; “Che fai tu luna in ciel, dimmi che fai, silenziosa luna?”; “Uomo libero, amerai sempre il mare”.
La poesia ci insegna anche a guardare le piccole cose e a voler bene alle persone. Se ci pensate, ognuno di noi ha una storia, un sogno nascosto, un amore lontano e un sorriso da mostrare. Anche le persone più dure, prima o poi, potranno sorridere.
E non c’è nulla di più poetico ed elegante di una persona che sorride. Ieri ho aiutato una giovane mamma a scendere dal treno: era piena di roba e io, senza che lei me lo chiedesse, ho iniziato a raccogliere le sue cose chiedendole “dove le metto?” come se fossi suo cugino.

Porsche 906 LH #55 Spoerry-Steinemann "24h Daytona" 1967 (Spark 1:43 / S5421)
Porsche 935 N.48 Winner Sebring 1984 De Narvaez-Heyer-Johansson 1:43 Spark S4184Porsche 936 #12 12th Lm 1981 J. Mass / V. Schuppan / H. Haywood 1:43 Model
La bambina che aveva con sé ha iniziato a ridere e ci siamo guardati tutti e tre come dei cretini che non sanno perché.
Ecco, vorrei che la vita fosse sempre un po’ così: sorprendente e sorridente. Come il grande George Clooney, che a sorpresa è andato in un ospizio a portare un mazzo di fiori a una sua fan di 87 anni.
Ma dipende solo da noi. Tutto ciò che dai, in qualche modo tornerà.

«C’è poesia in ogni cosa bella che non ti aspetti. Basta saperla vedere. »Porsche 956 #26 2nd Lm 1984 Rondeau / Henn / Paul 1:43 Model SPARK MODELPORSCHE 956 LH N.14 LM 1985 1:43

P.S. Prossime tappe del book tour di “Nessuno come noi”: domani, mercoledì 22 marzo a EMPOLI, ore 21.15 libreria Rinascita, via Ridolfi 53; giovedì 23 marzo a FROSINONE, ore 18 libreria Ubik via A. Moro 150; venerdì 24 marzo a VELLETRI (Rm) ore 20 libreria Mondadori via Pia 9; sabato 25 marzo a CIVITA DI CASTELLANA, Ore 17.30 Forte Sangallo. Dai.

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In questo periodo della mia vita sono talmente frastornato che a volte sento la necessità di staccare da tutti, isolarmi, stare in silenzio e godermi un po’ di solitudine.
Mi rendo conto che la solitudine è il male oscuro del periodo in cui stiamo vivendo, in cui siamo tutti apparentemente connessi e invece ci ritroviamo alla sera a guardare gli altri attraverso lo schermo di un telefono.
E anche gli altri fanno lo stesso con noi.

E’ un eterno rincorrersi di solitudini a cui possiamo mettere freno solo noi stessi.
Il mio primo consiglio è di imparare a stare da soli.
Molti non ne sono capaci, soprattutto in situazioni che, nel nostro immaginario, sono sinonimo di convivialità: la cena, ad esempio.
Una mia amica non ha mai cenato da sola in vita sua: se è sola, si mangia un panino al bar. Dice che a pranzo ce la fa ma a cena no.
Invece io credo che cenare da soli sia un’esperienza da fare almeno una volta nella vita per varie ragioni, anche futili. Eccone alcune.

1) La scelta dell’acqua. E’ uno dei momenti più imbarazzanti, in cui nessuno sa mai cosa dire: liscia o gassata? Fai tu, no fai tu, per me è lo stesso, e alla fine si è costretti a prenderne due, che nessuno quasi mai tocca, o fare la solita scelta di compromesso: leggermente frizzante.
2) L’attenzione. Se siete soli, il cameriere vi raggiunge prima e non fa mai finta di non sentire quando lo chiamate.
3) Il bonus. Il bicchiere di vino che vi versa il cameriere è sempre un po’ più pieno. E’ il suo modo inconscio di consolarvi.
4) La libertà. Finalmente siete liberi di ordinare la zuppa del giorno – di legumi, di verdure – che se siete in compagnia scatena su di voi lo sguardo di modella a dieta.

5) Il telescopio. Potete osservare gli altri. Cenare da soli vi farà capire molto degli umani molto meglio che se state a spiarli su Facebook. Dinamiche di coppia, colleghi, amanti, business man annoiati che mangiano come se fossero in ufficio.
6) Il conto. Non vi ponete il problema di chi fa il gesto di pagare, perché sapete già che tocca a voi.
7) L’empatia. La gente vi sorriderà. La solitudine al ristorante scatena un’immediata empatia per cui vi sembrerà di vivere in un mondo migliore e, di conseguenza, vi sentirete meno soli.

«In alcune occasioni, voi siete i migliori ospiti di voi stessi. »

P.S Prossime tappe del tour calabrese di “Nessuno come noi”: domenica a CATANZARO, ore 18 al Circolo Cittadino di via XX Settembre; lunedì a COSENZA ore 17.30 sala consiliare Assindustria; martedì 14 a SOVERATO, ore 18 Mondadori Store, via Amirante 14. Vi aspetto!

Errare è umano, ma non alla notte degli Oscar. Non quando devi leggere il nome del vincitore come miglior film. E così parte il “gomblotto”, perché Warren Beatty e Faye Dunaway aprono la busta e annunciano che “the oscar goes to… La La Land.”
È la coronazione del sogno americano, il film che apre gli occhi della fantasia e fa venire voglia di ballare. Quindi tutti sul palco, tutti felici, abbracci, il produttore Jordan Horowitz inizia a ringraziare il teatro come di rito… ma qualcosa di strano appare nell’aria. L’uomo viene interrotto e si sente solo una parola: Mistake. Mistake. Errore. Errore.
I vincitori non siete voi cari, ballerini. Tornate giù ad allenarvi.
E salgano sul palco gli attori di un film di denuncia tutto americano, “Moonlight”, il film black di Berry Jenkins, che nel delirio generale dedica il premio alle ragazze e ai ragazzi di colore. E’ una dedica importante, in un momento delicato come quello che stanno passando gli Stati Uniti. E LaLaLasfiga è doppia: sia per i protagonisti di Lalaland, che hanno avuto una delle docce più ghiacciate che la Storia ricordi. E sia anche per i protagonisti di “Moonlight”, che verranno visti un po’ come i cattivi che hanno rovinato la fiaba di Ryan Goslig ed Emma Stone, l’unica a uscirne consolata per aver preso la statuetta. Soprattutto, verrà dato molto meno risalto al messaggio “razziale” perché si parlerà, e anche io ne faccio parte, solo della gaffe.
Sembra un film, ma sono sicuro che non c’è nessuna macchinazione dietro. Si è trattato di un errore.
Purtroppo, però, ci sono errori che non si possono commettere. Perché l’illusione di una vittoria è una delle punizioni più crudeli che un individuo possa subire.

Mi è tornata in mente la povera Miele, promossa a Sanremo l’anno scorso per pochi istanti, prima che le dicessero che si erano sbagliati e a passare il turno era Gabbani con il suo bel karma.
Penso a quello che capita in certi sport, dove un ralenti o una giuria corrotta possono cambiare un destino.

«Cari ragazzi di Lalaland che siete saliti solo per un attimo sul quel palco da trionfatori. Noi vi abbracciamo, ma voi provate a ballarci su. »

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PORSCHE 968 CABRIO IN ROSSO BJ 1994 1:43 Minichamps 400062330 NUOVO & OVP Porsche 991.2 Carrera S (2016) | 1:43 Scale Model Car | Spark S4936
PORSCHE 997 gt3 #80 Le Mans 2009 1:43 SPARK sp1956 Model PORSCHE 997 gt3 R no. 911 24 hours of SPA 2013

Ho seguito un po’ distrattamente la vicenda delle palme in piazza Duomo a Milano, che in realtà occupano un piccolo spazio della piazza, quello adiacente a via Torino e ai taxi che ieri non c’erano per via dello sciopero.
Ci sono passato incuriosito. La prima impressione, dopo aver visto foto su foto, è che le palme sono piccole e fanno tenerezza. Se non fossero in piazza Duomo sembrerebbero anche un po’ sfigate.
Premetto che non amo le palme mediterranee dopo aver avuto la fortuna di vedere quelle delle Maldive. Quelle sono “le palme”: crescono un po’ storte, fanno disegni e strane geometrie nel cielo che fanno veramente sognare. Le palme nostre, quelle che si trovano al sud o in alcuni lungomare delle Marche, mi sembrano sempre un po’ “finte”, passatemi il termine. Mi danno poca emozione rispetto ad altri alberi che preferisco: le querce, i tigli, i cipressi, i lecci.
Ammetto che all’inizio ho pensato a un’installazione temporanea, non al giardino botanico nella piazza. Però, va detto subito, queste palme sono estremamente fotogeniche e riescono a far vedere il duomo in un modo un po’ onirico. Di questi tempi, in cui non conta la realtà ma “la rappresentazione fotografica della realtà”, il curatore del progetto Bray e lo sponsor che ha vinto l’appalto – cioè il colosso Starbucks – hanno fatto perfettamente centro. Non si parla d’altro. Come l’apostrofo sull’amore.
Forse arrivo un po’ tardi, come al solito, ma mi colpisce che ci si debba schierare anche sulle palme. Ho letto articoli feroci e anatemi contro quattro palme che davvero mi chiedo dove siete di solito quando c’è da protestare contro le vere ingiustizie di questo mondo. Poi sapere che c’è gente che riesce a bruciare un albero per protesta mi mette infinita tristezza.
La verità è che non sappiamo più affrontare i veri problemi. Siamo superficiali e ci interessiamo poco ai fatti, non leggiamo, non ci documentiamo. Gridiamo e basta.
Preferiamo stare chini sui nostri telefoni a vivere il mondo virtuale. Ed ecco che l’apostrofo sull’amore e le palme in piazza Duomo tirano fuori la nostra voglia di combattere e di schierarci.
E un conto è l’ironia, che è da sempre un toccasana per la nostra vita. Un altro è quando si degenera nella violenza.

«Comunque a me ste palmette un po’ piacciono. »

P.S. Questo mercoledì presenterò “Nessuno come noi” a Trieste, ore 18 libreria Lovat (palazzo Ovviasse); giovedì a Valdagno, ore 20.30 palazzo Festari (corso Italia 63), e venerdì a Lonigo (Vicenza), ore 20.30 auditorium di Villa Soranzo, via San Giovanni. Vi aspetto!!!

Porsche Abarth #332 Winner Campionato Europeo 1962 H. Kuhnis 1:43 ModelPorsche B32 su Base Volkswagen VW T3 Bus Anno 1984 Grigio Metallico 1:18 Kk-Sc

Una lettrice mi ha scritto una mail accorata in cui mi ha confessato di essersi innamorata di un ragazzino. Avendo appena letto il mio romanzo sugli adolescenti ha pensato che potessi avere una risposta.
La prima cosa che le ho chiesto è stata l’età del ragazzo, e mi ha confermato che aveva compiuto da pochi mesi 18 anni. Il che, come sappiamo, la tutela da ogni possibile accusa. Il ragazzo è quindi maggiorenne e consenziente, e può amare chi gli pare.
Il problema è che la signora ha in casa un marito e un figlio che va nella stessa scuola del ragazzo, ed è lì che i due si sono conosciuti. Il “toyboy” aveva fatto una grande partita, lei gli aveva fatto i complimenti per come aveva giocato: in realtà, ne era già follemente attratta.
È stato il ragazzo, con le sue antenne, a carpire che dietro quei complimenti si nascondeva un desiderio, per cui le ha chiesto l’amicizia su Facebook.
Da lì, è iniziato un lungo carteggio fatto di puntini e cuoricini, fino a che le parole sono diventate più pesanti e più dirette e i due si sono visti in un monolocale che questa signora aveva affittato apposta per l’occasione.
Questa storia ora va avanti da tre mesi, e la “ragazza” non sa cosa fare: lui la ama senza pensieri, a letto le fa vedere le stelle e non si pone limiti né problemi.
Lei non vuole rinunciare a lui solo per il senso di colpa nei confronti di suo marito e di suo figlio. Dice che non è mai stata così felice, non vede un futuro accanto a sé ma è un po’ nel pallone.
Io al momento non le ho risposto perché non so cosa dire: segui il tuo cuore? Torna da tuo marito? Ricordati che ha l’età di tuo figlio? Non me la sento.
Mi rendo anche conto che per quanto cerchiamo di aprire i nostri orizzonti, ci è ancora difficile pensare che un 18enne possa stare con una donna di quasi 50 anni.
Anche se ormai tutte le certezze, da qualche anno, sono andate perdute: l’uomo autoritario e la donna remissiva hanno fatto il loro tempo. E l’ondata narcisistica provocata dai social network ha reso tutti capaci di tutto: ognuno osa, lanciandosi senza paracadute. Anche se dietro la spavalderia di certi adolescenti si può nascondere una grande insicurezza: per questo un’amante-mamma può giocarsi le sue chance.
Io l’unica cosa che obietto è che questa donna ha un marito. Forse dovrebbe capire se con questo ragazzo c’è anche del sentimento o è solo una gratificazione fisica. Al momento lei non sembra sentire ragioni: si è presa una cotta.

«La cotta in amore, però, in genere ti fa commettere tante cazzate. Che ne pensate?»

P.S. Oggi (giovedì) presento “Nessuno come noi” a GENOVA, ore 18 libreria Feltrinelli in via Ceccardi; domani (venerdì), a PARMA, ore 18.30 libreria Voltapagina in via Oberdan; Sabato a FERRARA, ore 18 libreria Libraccio-Ibs. Passate!

PORSCHE 911 gt3 R #540 12h Bathurst 2018 T. Pappas J. Bleekemolen SPARK 1:43 as026Porsche GT3 Cup No.9 Carrera Cup Giappone Champion 2017 (Shinji Takei )
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